BREXIT: IL KŌAN EUROPEO (EP. 3)

BREXIT: si può andare avanti. Sono sufficienti i progressi registrati nel corso dell’ultimo incontro Junker-May.

Il 29 marzo 2017 il Regno Unito aveva notificato al Consiglio europeo l’intenzione di recedere dall’Unione europea a norma dell’articolo 50 del TUE. Da parte sua, il Consiglio europeo aveva quindi adottato orientamenti politici a seguito di tale notifica, autorizzando poi la Commissione ad avviare i negoziati e aveva adottato le necessarie direttive negoziali. Il processo si era quindi interrotto per carenza di un accordo sostanziale su tre punti fondamentali: diritti dei cittadini, BREXIT fee, e questione Irlandese.

Dopo mesi si mancati progressi, l’8 Dicembre scorso la situazione si è finalmente sbloccata.  La tanto attesa raccomandazione della Commissione al Consiglio europeo su BREXIT è infatti arrivata. Con riferimento all’ormai celebre art. 50, la CE raccomanda al Consiglio di “constatare che sono stati compiuti progressi sufficienti nella prima fase dei negoziati condotti con il Regno Unito”.

Questo significa che BREXIT può andare avanti secondo un canovaccio che prelude ad un accordo apparentemente soddisfacente per entrambe le parti, evitando un “divorzio” senza accordo. Spetta ora Consiglio europeo (tutt’altro che solo formalmente) stabilire se questi progressi possano definirsi tali, e consentire quindi il passaggio alla seconda fase negoziale.

La Commissione fonda la propria valutazione sulla relazione comune concordata dai negoziatori EU con gli omologhi del governo del Regno Unito, relazione che il Primo ministro britannico Theresa May ha avallato nel corso di una riunione con il Presidente Jean-Claude Juncker. Si ritiene siano stati compiuti progressi sufficienti su ciascuno dei tre temi prioritari indicati.

• Il negoziatore della Commissione ha assicurato che i cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito saranno tutelati nella loro scelta di vita: anche dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione, i cittadini dell’UE che vivono in tale paese e i cittadini britannici che vivono nell’UE a 27 manterranno gli stessi diritti. Le procedure amministrative sono attese essere poco onerose e amministrativamente semplici.

• Riguardo alla liquidazione finanziaria, il Regno Unito ha convenuto che gli impegni assunti dall’UE a 28 saranno onorati anche dal Regno Unito.

• Riguardo alla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord, il Regno Unito riconosce la peculiarità della situazione irlandese e ha assunto impegni rilevanti per evitare che sia eretta una frontiera fisica.

La Commissione europea, e il Capo negoziatore Michel Barnier, sono quindi pronti a dare immediatamente avvio alla seconda fase dei negoziati, e ad avviare immediatamente – una volta superato il vaglio di Stati Membri e Parlamento europeo – i lavori sulle eventuali disposizioni transitorie, aprendo discussioni esplorative sulle future relazioni tra l’Unione europea e il Regno Unito.

È in questa seconda fase che verranno affrontate le problematiche relative all’esecuzione dei tre principi generali. Tuttavia, non si tratterà solamente di trovare una forma di attuazione a quanto già stabilito; sarà necessario – e qui l’aspetto più problematico – creare il quadro di rapporti economici tra UE e un “nuovo Third Country” dell’Unione – come non ha mancato di sottolineare il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. E almeno secondo la maggior parte degli analisti, sarà questo il momento di ulteriori frizioni tra le parti, in cui il regno Unito rischia di apprezzare appieno le conseguenze negative frutto della scelta referendaria.

I negoziati dovrebbero chiudersi entro l’autunno 2018, in modo da lasciare al Consiglio il tempo di concludere l’accordo di recesso, previa approvazione del Parlamento europeo, e al Regno Unito il tempo di approvarlo secondo le proprie procedure interne prima del 29 marzo 2019.

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